"Il complotto contro l'America" - Philip Roth - Einaudi ET - pagg. 410 - €. 12,80Philp Roth si cimenta nel romanzo ucronico, quel genere che si potrebbe chiamare "fantastoria" perché reinventa la Storia tramite la modificazione di alcuni avvenimenti, che danno il via ad una catena di conseguenze possibili, che nella realtà non si sono mai verificate (un altro esempio famoso di romanzo ucronico è "La svastica sul sole" di P.K.Dick).
Stati Uniti 1940: alle elezioni presidenziali C.A. Lindbergh, noto isolazionista e filonazista (nonché eroe dell'aeronautica che trasvolò per primo l'oceano a bordo dello "Spirit of St.Louis") ottiene una vittoria schiacciante contro F.D. Roosevelt, che si candida per il suo terzo mandato presidenziale. Da questo momento inizia il calvario per gli ebrei americani, e la famiglia del piccolo Philip viene travolta da una serie di tragedie a catena.
Tutto plausibile, tutto possibile, narrato dal punto di vista di un bambino e della sua comunissima famiglia di ebrei americani, che sono e si sentono americani come chiunque altro e vivono la loro semplice esistenza strettamente legata ai loro vicini a Newark, in un quartiere quasi totalmente abitato da ebrei.
Riflettendo, ho pensato che se non avessi saputo nulla della Storia degli ultimi 68 anni, avrei creduto che questa fosse una storia vera, testimonianza di chi ha vissuto un periodo particolarmente cupo e pericoloso. Come sempre, la capacità di Roth di creare e descrivere personaggi straordinari nella loro semplicità, mi incanta, e il suo stile di scrittura mi trasporta letteralmente in altri luoghi ed in altri tempi.







